Tumore alla prostata: cure alternative e fitoterapia

Tumore alla prostata: cure alternative

Il tumore alla prostata rappresenta il secondo tumore più frequente nel sesso maschile e la seconda causa di morte per cancro dopo la neoplasia del polmone.

Il numero di neoplasie prostatiche riscontrato durante autopsie è simile in tutto il mondo, mentre invece il numero dei malati clinicamente evidenti varia molto nei vari paesi; in altre parole sembra che “fattori ambientali” svolgano un ruolo importante nell’insorgenza della malattia.
Il rischio di carcinoma prostatico aumenta negli uomini asiatici quando essi emigrano in occidente e abbracciano quello stile di vita con relativa alimentazione, analogamente la stessa cosa accade nelle donne asiatiche per il cancro della mammella.
Se da un lato una dieta ricca di lipidi, come l’acido alfa-linoleico, e di idrocarburi aromatici policiclici che si formano durante la cottura delle carni rosse incrementa il rischio di carcinoma, dall’altro l’assunzione giornaliera di ortaggi che contengono il sulfurafano, fattori come l’isoflavonoide genisteina e retinoidi come il licopene dei pomodori svolgono un documentato effetto protettivo.
La storia clinica del tumore alla prostata dall’insorgenza di una lesione preneoplastica localizzata alla prostata all’emergenza di una lesione metastatica sintomatica fino all’evento mortale finale, può durare decenni e grazie alla sua lunga latenza e alla possibilità di diagnosticare le lesioni pre-cancerose in stadi precoci tale neoplasia è un bersaglio ideale per la chemio prevenzione operata con nutraceutici.

Chemioprevenzione: definisce l’uso di agenti naturali (alimentari) o sintetici specifici per impedire, ritardare o rallentare il processo cancerogeno.
Con “nutraceutico” si definisce un “alimento o parti di cibo che forniscono benefici medici o di salute, compresa la prevenzione e/o il trattamento di una malattia”.

I nutraceutici indagati con studi epidemiologici, clinici e sperimentali sia in vitro che sugli animali, hanno dimostrato di possedere proprietà molto utili per la prevenzione e il trattamento del carcinoma prostatico, oltre che di altre neoplasie in generale. Non solo, ma in combinazione con i trattamenti convenzionali potrebbero raggiungere l’obbiettivo di migliorare notevolmente l’efficacia della chemioterapia (1-2).

Ci sono alcuni composti che al di là dei singoli pregiudizi di parte, svolgono una buona azione terapeutica di “contenimento” sulla suddetta neoplasia. Fra tante proposte i polifenoli sono quelli che in studi clinici hanno dimostrato una certa efficacia. Epigallocatechina-3-gallato (tè verde), la curcumina, il resveratrolo (buccia d’uva ecc.), carotenoidi come il licopene del pomodoro e flavonoidi come quercetina e genisteina hanno attirato l’attenzione dei ricercatori e si sono dimostrati promettenti elementi per la chemio prevenzione.

Estratto di melograno

Con il melograno entriamo in un ambito molto interessante in quanto questo frutto ha dimostrato di possedere azioni antitumorali notevoli.
Punica granatum L (melograno) originario dell’Iran possiede notevoli proprietà antinfiammatorie sull’apparato cardiovascolare, abbassa il colesterolo totale e protegge quello buono (HDL) dalla ossidazione.
Il succo di melograno, ottenuto dalla spremitura del frutto intero, contiene una concentrazione altissima di polifenoli altamente bioattivi chiamati ellagitannini.
Questi per idrolisi a livello intestinale formano acido ellagico (6) e a causa del metabolismo operato dalla flora batterica intestinale generano urolithin, composto altamente bioattivo, che escreto con le urine inibisce la crescita delle cellule del cancro alla prostata.
Tra gli ellagitannini del melograno la Punicalgina è il polifenolo più abbondante ed è responsabile per più della metà del potere antiossidante del frutto (55). Inoltre in prove effettuate in vitro il succo di melograno dimostra una potenza antiossidante superiore a quella dei più comuni succhi di frutta in commercio (56).

Sul tumore prostatico il melograno svolge una particolare azione preventiva come dimostrato da uno studio apparso su “Clinical Cancer Research” 2006, in cui i ricercatori somministrarono 240 ml/die di succo di melagrano contenente 570 mg di polifenoli totali a uomini affetti da tumore alla prostata già trattati mediante radioterapia o chirurgia e che tuttavia presentavano alti livelli di antigene prostatico specifico (PSA) che rappresenta un marcatore di crescita tumorale.
Prima del trattamento il “tempo di raddoppio medio” cioè il tempo necessario al PSA di aumentare ad es: da 2 a 4, era di 15 mesi; dopo il trattamento fu di 54 mesi!! (7).
Per inciso il tempo di raddoppio del PSA è un predittore di sopravvivenza nei pazienti con cancro alla prostata e malattia recidivante.
Inoltre ci fu un calo della crescita tumorale pari al 12%, un aumento della morte cellulare tumorale del 17%, e un aumento del 23% dei livelli ematici dell’ossido di azoto che combatte il cancro.
Lo studio venne condotto per due anni su 40 pazienti con carcinoma prostatico e progressivo aumento del PSA, oltre l’ 85% dei partecipanti rispose positivamente al succo di melograno (6).

Tè Verde e tumore alla prostata

Il tè verde che deriva dalla pianta Camellia Sinensis è utilizzato in Estremo Oriente da molti secoli e contiene composti polifenolici il più abbondante dei quali è epigallocatechin-3-gallato (EGCG), un antiossidante più potente sia della vit. C e sia della vit. E (7).
Da osservazioni epidemiologiche la bassa incidenza di tumore prostatico in quelle regioni è attribuita al consumo di tè verde.
Il testosterone (ormone sessuale maschile) svolge un ruolo “permissivo” nell’insorgenza della neoplasia, inoltre è probabile che fattori dietetici e genetici possano modulare i livelli ematici di questo ormone e modificare l’evoluzione della malattia.

La ghiandola prostatica dipende dagli androgeni (ormoni sessuali maschili) sia per il suo sviluppo sia per il suo trofismo e da qui deriva l’ipotesi che il testosterone potesse avere un ruolo nella promozione e progressione del tumore.
Gli androgeni una volta nel tessuto prostatico si legano al Recettore Androgenico posto sulla superficie cellulare e tramite questo attivano la sintesi di proteine che regolano la proliferazione e la differenziazione delle cellule prostatiche.
La soppressione dei livelli circolanti di testosterone comporta un arresto della crescita o la regressione tumorale.
Nel corso di questo studio si vedrà come alcune sostanze naturali (curcuma, genisteina, licopene, EGCG) siano capaci di bloccare il recettore degli androgeni e di conseguenza ridurre l’azione del testosterone sulla crescita neoplastica.

A questo proposito risulta molto interessante l’osservazione sperimentale pubblicata sul “FASEB journal” 2011, in cui si dimostra che in modelli animali l’EGCG agisce come un antagonista diretto degli androgeni; fisicamente va ad occupare il recettore di tali ormoni a livello della prostata inibendo la loro azione permissiva sull’evoluzione della malattia tumorale (8).
Sono stati riportati notevoli risultati con la somministrazione di estratti di tè verde per via orale in topi geneticamente programmati a sviluppare tumore alla prostata. Il trattamento per 24 settimane era seguito dalla riduzione del 40% dello sviluppo del tumore localizzato e inoltre aveva impedito per un 70% la diffusione metastatica ai linfonodi, fegato e polmoni rispetto ai topi di controllo (9).

Studio clinico importante sulla chemio prevenzione, ad oggi insuperato, è stato eseguito nel 2006 da un gruppo di ricercatori italiani diretti dal Dott. Bettuzzi di Parma.
Sono stati somministrati 600 mg/dì di estratto di tè verde a 60 uomini con diagnosi di carcinoma prostatico localizzato, ed è stata studiata la progressione della neoplasia. Queste lesioni pre-maligne diagnosticate con ecografia e biopsie, evolvono in un numero considerevole di tumori francamente maligni entro un anno dalla diagnosi (10). I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi di 30 uomini ciascuno.
Nel gruppo trattato con estratti di tè verde dopo un anno si è verificato 1 solo caso di tumore prostatico, mentre invece nel gruppo trattato con placebo si sono verificati 9 casi.
Statisticamente l’efficacia del trattamento è stata pari al 90% (11).
Dopo due anni è stata fatta una nuova valutazione esattamente nel 2008 e nonostante una perdita significativa di pazienti che non hanno aderito più allo studio, due ulteriori diagnosi di cancro sono apparse nel gruppo placebo e una sola nel gruppo trattato con tè verde. In parole semplici anche dopo la sospensione del trattamento ( il trattamento era durato solo il primo anno) chi aveva assunto nel primo anno estratti di tè aveva una riduzione quasi dell’80% nella diagnosi di tumore alla prostata rispetto al gruppo placebo (12).

Allo stato attuale una associazione promettente dove esistono dei studi clinici sembra essere costituita proprio dal Melograno e tè verde.

TERAPIA IN CHEMIOPREVENZIONE

EpigallocatechinaGallato cps (tè verde sotto forma di principio attivo in formulazione galenica):
1 cps 400 mg dopo colazione
1 cps 400 mg dopo cena

Nei casi ti tumore clinicamente attivo e avanzato aumentare i dosaggi a:

1 cps 600 mg x tre volte al dì dopo i pasti principali.

Melograno succo:
240 ml dopo colazione

Secondo il National Cancer Institute circa 400 composti sono stati individuati come possibili agenti chemio preventivi ma solamente 40 sono attualmente in fase di valutazione clinica.

Selenio e Vitamina E

Il selenio è un oligoelemento non metallico riconosciuto come un nutriente essenziale per la salute umana. Il suo noto potere antiossidante è stato proposto come meccanismo principale per spiegare la sua presunta azione antitumorale.
Da molti anni è in voga il concetto che gli antiossidanti possono trattare o prevenire i tumori maligni tramite la capacità di inibire i radicali liberi che, danneggiando il DNA con la loro azione mutagena, provocherebbero la formazione del tumore.
Questo concetto ultimamente è stato sottoposto a revisione da alcuni lavori che hanno dimostrato che non sempre le cose seguono queste linee di sviluppo. In uno studio effettuato su animali e cellule umane in coltura apparso su “Science Traslational Medicine” 2015, viene dimostrato che la somministrazione di antiossidanti in topi con melanoma maligno raddoppiava il tasso delle metastasi, in altre parole gli antiossidanti non proteggono solo le cellule sane dai radicali liberi ma anche quelle tumorali (3). Questi effetti dannosi venivano confermati anche dalle prove effettuate sulle cellule in coltura. Questo studio conferma risultati analoghi di lavori precedenti effettuati sul tumore polmonare (5).
Fino a pochi anni fa sia il selenio che la Vitamina E erano ampiamente utilizzati dai pazienti per la prevenzione e il trattamento del tumore alla prostata, ma nel 2009 viene pubblicato su JAMA uno studio di popolazione su larga scala per valutare l’effetto di questi composti sulla prevenzione del tumore (4).
Vengono reclutati e randomizzati 35.533 individui sani del Nord America e divisi in quattro gruppi di trattamento: assunzione di selenio e Vitamina E in combinazione, assunzione di selenio e Vitamina E da soli, placebo.
Nel follow-up di 7 anni che ne è seguito il rischio di cancro alla prostata nei pazienti sottoposti alla supplementazione con la sola Vitamina E era aumentato del 17%, inoltre non era possibile mostrare alcun beneficio fra i pazienti trattati con selenio da solo o in combinazione con Vitamina E.
Un altro grande studio multicentrico, successivo al precedente, ha confrontato l’assunzione di selenio nei confronti del placebo in uomini con neoplasia prostatica di alto grado. La supplementazione con selenio non ha mostrato alcun beneficio nel gruppo trattato (4).

Purtropppo per le sostanze che passeremo successivamente in rassegna non esistono studi clinici del livello di quelli esposti sopra e bisognerà limitarsi all’analisi delle prove sperimentali eseguite su animali o su colture cellulari le quali ci daranno delle “indicazioni” e dei “suggerimenti” per il loro impiego nell’uomo.

Curcuma e tumore alla prostata

La curcumina è uno dei principali componenti della curcuma, spezia studiatissima per la sue provate attività antinfiammatorie e antitumorali.
Come molte altre sostanze naturali ha la capacità di agire su una vasta gamma di bersagli molecolari a livello cellulare: fattori di trascrizione, regolatori di crescita, molecole di adesione, geni apoptotici, regolatori della angiogenesi e molecole di segnalazione cellulare, argomenti specialistici che esulano da una trattazione divulgativa come questa.

Nel tumore alla prostata refrattario agli ormoni, si è constatato che la curcumina in aggiunta al trattamento convenzionale può diminuire la proliferazione delle cellule ormono-resistenti e potenziare l’attività e la citotossicità dei taxani (chemioterapici tradizionali) riducendo la resistenza delle cellule tumorali prostatiche a questi chemioterapici (14).
Inoltre la curcumina potrebbe sensibilizzare le cellule tumorali prostatiche e renderle più vulnerabili alla radioterapia. Spesso le radiazioni aumentano l’espressione del TNFa che a sua volta aumenta la concentrazione del NF-kB che induce nelle cellule resistenza alle radiazioni rendendo il tumore inattaccabile con questa tecnica terapeutica. La curcumina in associazione con la radioterapia ha causato una significativa inibizione del TNFa con conseguente e importante induzione di morte cellulare programmata (apoptosi) delle cellule cancerose (15).

TNFa: proteina coinvolta nel processo dell’infiammazione acuta. E’ capace di indurre febbre, morte apoptotica (suicidio cellulare programmato), cachessia e infiammazione. E’ capace di inibire la carcinogenesi e replicazione virale.
NF-kB: Fattore di trascrizione che svolge un ruolo primario nella regolazione della risposta immunitaria, nell’infiammazione e nel cancro.
L’aumento dell’attività di NF-kB promuove la proliferazione delle cellule tumorali, sopprime l’apoptosi (il suicidio cellulare) attiva l’angiogenesi (la formazione di nuovi vasi per nutrire il tumore) e facilita la formazione di metastasi a distanza. In alcune circostanze, l’attivazione di NF-kB può anche modificare il metabolismo locale e inibire il sistema immunitario per favorire la crescita del tumore. La soppressione di NF-kB in cellule tumorali di solito porta alla regressione del tumore e questo rende NF-kB un bersaglio terapeutico promettente (58).

L’infiammazione cronica della prostata promuove la carcinogenesi della ghiandola e un elevato livello del PSA (antigene prostatico specifico) ne riflette l’infiammazione in atto. La curcumina e gli isoflavoni della soia hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.
In uno studio pubblicato su “Prostate” 2010, è stata condotta una sperimentazione clinica su pazienti che non avevano il tumore alla prostata conclamato ma avevano un alto valore di PSA indice di un processo infiammatorio in atto.
Sono stati somministrati in associazione isoflavoni della soia e curcumina per valutare l’effetto sui livelli serici del PSA. Nei pazienti trattati con tale combinazione i livelli del PSA erano marcatamente ridotti inoltre, fatto notevole, l’espressione del recettore per gli ormoni sessuali maschili (androgeni) era praticamente soppressa, quest’ultimo fenomeno era da imputare all’azione della curcumina (16).
Al momento non ci sono studi clinici sull’azione della curcuma sul tumore prostatico ma dato il suo alto potenziale antinfiammatorio e antiandrogeno è senz’altro da utilizzare per una terapia di supporto in associazione con altri nutraceutici fra cui l’epigallocatechina-gallato.

Isoflavoni

Gli isoflavoni della soia includono genisteina, daidzeina e gliciteina. Fra questi la genisteina è stato oggetto di numerosi studi per l’inibizione del carcinoma prostatico.

Aspetti Nutrizionali

Nel 1998 venne pubblicato sul prestigioso “Journal of the National Cancer Institute” uno studio che metteva in relazione i fattori nutrizionali e socio-economici con la mortalità per tumore prostatico. Infatti per quanto riguarda questa neoplasia esistono delle grandi variazioni internazionali sia nel tasso d’incidenza sia nella mortalità e questi dati da sempre sono stati attribuiti a fattori ambientali e nutrizionali che hanno una forte influenza sullo sviluppo della malattia (24).
– Lo studio ha dimostrato che la mortalità per cancro alla prostata è aumentata con l’assunzione di grassi animali ma non di grassi vegetali.
– Il pesce sembra essere protettivo per il tumore forse per l’intervento degli acidi grassi omega-3 che inibiscono la crescita del tumore sia alla prostata che in altri organi.
– I tassi di mortalità più bassi sono in Estremo Oriente (Giappone e Hong Kong) (17). Questo è stato messo in relazione con il fatto che gli asiatici hanno il maggior consumo pro capite di prodotti della soia, consumati come tofu, latte di soia.
Anche altri studi precedenti avevano mostrato che un aumento del consumo di tofu era associato ad un ridotto rischio di cancro alla prostata (18-19).
Il consumo di latte è positivamente e fortemente associato con la mortalità per tumore alla prostata (57), un risultato coerente con altri studi che hanno trovato che un alto consumo di latte e altri prodotti caseari correlavano con un aumentato rischio di cancro alla prostata (20-21).
La Vecchia e al. hanno dimostrato che l’assunzione di due o più porzioni di latte al giorno portano ad un significativo aumento del rischio (22), cosa che non si ottiene con l’assunzione di latticini ricchi di grassi come il formaggio e il burro.
Un altro studio del Roswell Park Memorial Institute (23) ha trovato una forte associazione fra consumo di latte intero e cancro prostatico, ma non con il latte scremato supportando l’ipotesi che l’incidenza del cancro alla prostata è legata all’assunzione di grassi animali.

Genisteina

La genisteina è l’isoflavone predominante nella nutrizione umana, contenuto principalmente nei semi di soia ma anche in altri legumi tra cui piselli, fagioli e lenticchie. Da studi epidemiologici è stata riscontrata un’associazione inversa tra assunzione di soia e rischio di sviluppare un cancro prostatico.
Possiede importanti proprietà per la salute: abbassa l’incidenza delle malattie cardiovascolari, previene l’osteoporosi, attenua i disturbi neuro-vegetativi della post-menopausa, aiuta a ridurre la massa corporea e tessuto adiposo. Possiede anche delle ottime proprietà di prevenzione tumorale, infatti in studi in vitro ha dimostrato di essere capace di inibire la crescita di cellule tumorali prostatiche sia androgeno-dipendenti sia androgeno-indipendenti.

La Genisteina svolge un’interessante effetto antitumorale nell’aumentare l’attività anti-cancro di alcuni farmaci chemioterapici. Più in particolare è stato dimostrato che la genisteina ha migliorato notevolmente l’apoptosi innescata da docetaxel (importante chemioterapico) in cellule di carcinoma prostatico (25). Inoltre in un lavoro pubblicato su “Cancer Metastasis Revue” 2014, alcuni ricercatori hanno dimostrato che la Genisteina potrebbe aumentare l’efficacia della radioterapia attraverso l’inattivazione del NF-kB, sostanza importantissima la cui attivazione aberrante spesso è osservata in molte forme tumorali (26-27).
Questi risultati suggeriscono che l’isoflavone potrebbe diventare un promettente nutraceutico per il trattamento delle forme tumorali in combinazione con le classiche terapie.
E’ stato studiato anche il potenziale antimetastatico della genisteina con un lavoro pubblicato su “Cancer Reaserch” 2008, condotto sul modello animale e in cui si è visto che la sostanza inibisce le prime tappe della cascata metastatica quali il distacco e l’invasività cellulare, aumenta nettamente l’adesione cellulare bloccandone la motilità. In questo studio la genisteina ha fatto diminuire le metastasi del 96% e indotto cambiamenti della morfologia del nucleo cellulare indicativa di maggior aderenza ma, purtroppo, non ha alterato in maniera significativa la crescita cellulare (28). Comunque viene dimostrato per la prima volta che adeguate concentrazioni di genisteina nella dieta sono in grado di inibire le metastasi delle cellule del carcinoma prostatico.
Uno studio clinico pubblicato su “Prostate” 2004, è stato effettuato per determinare l’efficacia dei isoflavoni nei pazienti con carcinoma prostatico in fase iniziale e aumento dei livelli di PSA (antigene prostatico specifico marker di neoplasia prostatica) (29).

I risultati hanno mostrato che la concentrazione nel siero del testosterone libero (ormone maschile implicato nello sviluppo del tumore) e del PSA erano ridotti nel gruppo trattato con isoflavone rispetto al placebo. Il 19% dei pazienti nel gruppo trattato con isoflavoni ha visto ridursi il PSA totale di oltre due punti suggerendo che tale sostanza potrebbe diminuire la produzione di testosterone che a sua volta ridurrebbe l’espressione di PSA (29).
E’ stato eseguito anche uno studio clinico su pazienti con carcinoma prostatico che avevano consensualmente anche l’aumento del PSA “Nutrition Cancer” 2003. Lo studio consisteva nella somministrazione di 100 mg di isoflavone di soia due volte al dì per un periodo da 3 ad un massimo di 6 mesi.
Non ci sono stati cali sostenuti del PSA ma una sua stabilizzazione si è ottenuta nel 83% dei pazienti ormono-sensibili e nel 35% degli ormono-refrattari.
Inoltre c’è stata una diminuzione del tasso di crescita del PSA sierico nel gruppo ormone-sensibile con un decremento dal 14 al 6% , mentre invece nel gruppo ormone-refrattario c’è stata una diminuzione dal 31 al 9%. La conclusione è stata che la supplementazione con isoflavoni può essere utile per una buona percentuale di pazienti (30).

Licopene

Il licopene è una potente sostanza antiossidante appartenente alla famiglia dei carotenoidi, pigmenti organici che si trovano nelle piante e particolarmente abbondanti nel pomodoro.
L’interesse per le proprietà anticancro del licopene hanno una solida base scientifica e notevoli studi epidemiologici provenienti da tutto il mondo. Il licopene alla dose di 9-21 mg al dì, a differenza di altri tipi di frutta e verdura, ha una predilezione per ridurre il rischio di carcinoma prostatico. In uno studio su 50.000 uomini, 812 svilupparono il cancro alla prostata e tra le variabili dietetiche solo il licopene fu associato ad una riduzione del rischio di cancro prostatico pari al 21% (31).
I suoi effetti antiossidanti e antinfiammatori si manifestano tramite la regolazione dell’attivazione del fattore nucleare NF-kB, elemento chiave di trascrizione del processo infiammatorio espresso spesso nei tumori solidi (32). La sua presenza è associata con una sopravvivenza peggiore nella maggior parte dei tumori e il licopene, come altre sostanze naturali, andando a ridurre la concentrazione di questo fattore diminuisce il rischio e aumenta la sopravvivenza globale.
Modula vie di segnalazione che controllano la crescita cellulare e la morte cellulare programmata (apoptosi).
E’ stato provato che il licopene potenzia l’attività anti-tumorale del docetaxel (l’unico chemioterapico tradizionale che ha dimostrato benefici in termini di sopravvivenza) nel carcinoma prostatico sia in vitro sia in vivo (33). In uno studio su animali il trattamento con docetaxel in combinazione con licopene ha comportato un aumento della regressione del tumore del 38% rispetto al trattamento con solo docetaxel (33).
Sono stati eseguiti anche studi clinici per saggiare gli effetti del licopene in pazienti cancerosi.
In uno studio apparso su “Clinical Medicine Urology” 2008, la somministrazione di 30-45 mg/die di licopene in pazienti in attesa di prostatectomia, aveva aumentato il livello plasmatico dell’ isoflavone e aveva diminuito la concentrazione di testosterone libero suggerendo che la sostanza poteva sopprimere l’espressione dell’antigene prostatico specifico (PSA) (34).
Un altro studio clinico ha dimostrato che il livello del PSA plasmatico era diminuito del 18% nel gruppo trattato con licopene mentre era aumentato del 14% nel gruppo di controllo (35) suggerendo che poteva essere un trattamento promettente nella terapia del carcinoma prostatico.
E’ stato effettuato anche uno studio con una combinazione fra licopene e proteine della soia in pazienti con carcinoma prostatico recidivante e aumento del PSA (36). Questa associazione ha dimostrato di possedere un’importante effetto inibitorio sia sul PSA sia sul VEGF (fattore di crescita dell’endotelio vascolare). Questa sostanza viene prodotta dalle cellule tumorali fin dai primi momenti della loro formazione e serve per soddisfare le loro aumentate richieste metaboliche e inoltre contribuisce fortemente alla neoformazione di nuovi vasi sanguigni idonei alla propagazione della neoplasia. L’associazione tra licopene e soia è promettente e merita ulteriori approfondimenti tramite ulteriori studi clinici.
Allo stato attuale sembra che il dosaggio ottimale per indurre una chemio prevenzione naturale e una discreta attività antitumorale sia di 0,5 mg per Kg, in altre parole in un uomo di 80 kg di peso dovrebbero essere somministrati 40 mg al giorno di Licopene distribuite in due somministrazioni giornaliere.

Crucifere: Indol-3-Carbinolo e Dim

Le crucifere sono una vasta famiglia di piante erbacee i cui componenti principali sono il cavolfiore, il broccolo romano, la verza, le rape e i ravanelli. I fitocomplessi di questa famiglia botanica sono studiatissimi in quanto l’evidenza epidemiologica ha dimostrato ampiamente che l’assunzione di queste verdure porta ad una riduzione del rischio di cancro fra cui anche quello alla prostata (37-38). Fra i vari prodotti metabolici il sulforafano e il indol-3-carbinolo hanno dimostrato di inibire la neoplasia prostatica bloccandone sia l’ iniziazione sia la progressione in vivo e in vitro. Sono stati diffusamente studiati per la loro proprietà di prevenire, inibire e invertire la progressione del cancro.
Catone il Vecchio (234-149 a.C) nel suo trattato di medicina scriveva: “Se appare un’ulcera cancerosa sul seno, si applichi una foglia di cavolo tritato che farà molto bene”. Dopo 2.000 anni la ricerca moderna ha confermato in pieno queste antiche osservazioni.

Indol-3-carbinolo è un’importante prodotto metabolico delle crucifere ed esercita dei potenti effetti antitumorali provati sia su linee cellulari animali (39-40-41) sia su linee cellulari umane (42-43) e ha ricevuto una grande attenzione come possibile agente chemio preventivo naturale (44).

Un’altro composto molto importante derivato dal Indolo-3-carbinolo è il 3,3 diindolylmetano (DIM) che si forma durante la cottura (49) e nell’ambiente acido dello stomaco; ha dimostrato di essere un potente agente anticancro tramite numerosi studi eseguiti sia in vivo che in vitro. Inibisce nettamente la crescita di cellule tumorali umane di prostata, mammella, colon, e cervice uterina. Questi effetti sono mediati dal blocco di numerose vie di segnalazione in cellule neoplastiche che portano alla compromissione della proliferazione cellulare e ne limitano fortemente l’invasività e la migrazione, vale a dire la meta statizzazione, inoltre stimolano la morte delle cellule per apoptosi (suicidio cellulare).
Allo stato attuale sono in corso numerosi studi clinici che testimoniano il grande interesse scientifico che ruota intorno ai composti delle crucifere.
Gli studi dove si sono concentrati maggiormente gli sforzi della ricerca riguardano il tumore alla prostata e quello alla cervice uterina.
In un articolo pubblicato su “Cancer Metastasis Revue” 2014, i ricercatori hanno scoperto che I3C e DIM somministrati in associazione con chemioterapici riducono più efficacemente la proliferazione della neoplasia prostatica rispetto al solo trattamento con chemioterapia classica (50).
I3C si è constatato che aumenta l’efficacia anti-cancro del cis-platino (potente e utilizzatissimo chemioterapico tradizionale) in cellule di tumore prostatico (51).
Il 3,3-diindolylmethano (DIM) è stato oggetto di modifiche chimiche con l’intento di produrre un composto ancora più bioattivo rispetto al naturale, ne è scaturito il BioResponse 3,3-diindolylmethano (BR-DIM) che possiede una maggiore attività terapeutica.
In uno studio pubblicato su “American Journal of Traslational Research” 2010, la dose raccomandata era di 225 mg per due volte al dì.
Un paziente con tale somministrazione ha subito un calo del PSA di oltre il 50%, un altro paziente otteneva la stabilizzazione del PSA e altri dieci avevano un rallentamento iniziale nell’aumento della concentrazione di tale marker prostatico (52-53).

SCHEMA TERAPIA E DOSAGGIO INDOL-3-CARBINOLO

Indolo-3C oggi è reperibile in farmacie specializzate sotto forma galenica e le assunzioni consistono in cps con dosaggi che vanno da 200 a 300 mg. In genere si utilizza questa modalità di somministrazione:

I3C cps 300 mg 1 dopo colazione
I3C cps 300 mg 1 dopo cena

Le associazioni con altre sostanze naturali possono essere molteplici ma quelle più utilizzate sono con EpigalloCatechinaGallato (tè verde) e curcuma.
La curcuma rispetto agli altri composti svolge un’intensa attività antinfiammatoria oltre che antitumorale, e prepara il terreno per l’azione degli altri prodotti.

Un classico schema di somministrazione a due sostanze comprende:

Mattino dopo colazione:

1 cps 300 mg I3C
1 cps curcuma Meriva 500 mg

Sera dopo cena:

1 cps 300 mg I3C
1 cps curcuma Meriva 500 mg

 

Schema di terapia con tre sostanze comprende:

Mattino dopo colazione:

1 cps 300 mg I3C
1 cps curcuma Meriva 500 mg
1 cps EGCG (tè verde) 400 mg

Dopo pranzo:

1 cps EGCG (tè verde) 400 mg

Dopo cena:

1 cps 300 mg I3C
1 cps curcuma Meriva 500 mg
1 cps EGCG (tè verde) 400 mg

In un complesso e difficile studio di biologia molecolare pubblicato su “Plos One” 2012, si dimostra che DIM riesce ad inibire la crescita delle cellule tumorali aumentando l’espressione di una famiglia di proteine (let-7) che a loro volta abbassano la concentrazione di una proteina (EZH2) strettamente connessa con l’attività clono genica ed aggressività del tumore (54).
In parole semplici DMI riesce ad innalzare le proteine “buone” che tengono a bada quelle “cattive” che altrimenti permetterebbero la crescita cellulare. L’importanza dello studio deriva dal fatto che è stato dimostrato come una sostanza naturale e priva di tossicità possa modificare strutture biomolecolari complesse quale un’intera famiglia di proteine, in altre parole l’alimentazione come terapia anticancro esiste!

Conclusioni e prospettive

Negli ultimi anni i nutraceutici stanno ricevendo sempre più attenzioni come agenti utili per la prevenzione del tumore alla prostata oltre che come fattori terapeutici da aggiungere in combinazione alle terapie convenzionali.
Il razionale per questo utilizzo mirato, rispetto al passato, è avvenuto con importanti scoperte di biologia molecolare come ad esempio la dimostrazione che questi composti sono in grado perfettamente di regolare numerose e vitali vie di segnalazione adoperate dalle cellule tumorali per il loro sviluppo e diffusione.
L’aumentata espressione del recettore per gli androgeni (AR) è stata associata con la progressione della malattia e una diminuzione della sopravvivenza globale (59).
La scoperta che tali composti naturali siano in grado di ridurre la risposta dei recettori per gli androgeni, ha permesso lo studio di nuovi composti ancora più potenti e mirati, come è accaduto per la sintesi dalle crucifere del BR-DIM. Questo ha stimolato la sperimentazione clinica di nuovi derivati che associati alle tradizionali chemioterapie e radioterapie si stanno dimostrando un approccio terapeutico promettente soprattutto per il carcinoma prostatico metastatico.
Un limite per il loro utilizzo in ambito clinico è rappresentato, almeno per alcuni, dal loro scarso assorbimento intestinale. Per superare questa difficoltà in futuro sarà necessario formulare degli analoghi sintetici oppure composti con nano particelle facilmente assorbibili.
Inoltre dal momento che Big Pharma investe pochissimo in queste sperimentazioni cliniche e laboratoristiche, causa la non brevettabilità di tali composti naturali, occorre che alcuni medici di buona volontà e con una cultura scientifica aperta al naturale, si cimentino autonomamente nello studio e nella sperimentazione clinica.
E’ opinione di chi scrive che le conoscenze sulle possibilità del naturale in oncologia siano appannaggio di pochissimi medici e siano enormemente sottovalutate e misconosciute dalla stragrande maggioranza di essi.
Nella nostra pratica ambulatoriale constatiamo quotidianamente i benefici molto evidenti dovuti alla somministrazione di tali prodotti in pazienti oncologici. Tramite i loro potenti effetti antiossidanti causano un netto miglioramento della qualità della vita, anche se questo non sempre si traduce in un suo allungamento.

Dott. Claudio Sandri

Bibliografia

La bibliografia è riportata alla seguente pagina.



Lascia un commento