Le Spezie nella Terapia del “declino cognitivo lieve” – Parte 2

Spezie nel declino cognitivo

Spezie nel declino cognitivo

Curry

La foglia di curry non equivale alla polvere di curry, non ne ha l’aspetto e nemmeno il sapore. E’ un piccolo albero di origine tropicale ( Murraya Koenigii) le cui foglie sono molto utilizzate nella cucina indiana e cingalese ma sono conosciute molto bene anche dalla medicina Ayurvedica per il suo forte potere antiossidante dovuto alla presenza di sostanze chimiche chiamate “alcaloidi carbazolici” di cui la Girinimbina è il più importante. Molte malattie associate a danno ossidativo provocate da radicali liberi come il diabete tipo 2 e patologie cardiovascolari possono trarre giovamento da questa spezia.

La presentazione migliore della foglia di curry viene fatta da alcuni ricercatori dell’università di Putra Malaysia che in un importante articolo pubblicato su “Molecules” Agosto 2011, dimostrano sperimentalmente che la girinimbina inibisce la crescita e induce la morte programmata in cellule tumorali di carcinoma epatico coltivate in vitro. Riesce a compiere l’impresa andando a frammentare il DNA delle cellule carcinomatose. Suggeriscono l’importanza di iniziare anche studi sull’uomo per testare l’utilizzo della sostanza nella cura del carcinoma epatico umano.

Anche la perdita della memoria può avere notevoli miglioramenti da una implementazione con integratori alimentari a base di foglie di curry nella dieta. Sempre in Malesia presso l’ Università Teknologi Mara, sono stati fatti numerosi studi che hanno condotto i ricercatori alla conclusione che la spezia aumenti la concentrazione dell’acetilcolina nel cervello, sostanza che ha una enorme importanza per l’attivazione dei circuiti della memoria e apprendimento.

Curcuma

Per la curcuma il discorso è molto più complesso per le straordinarie e molteplici proprietà medicinali possedute da questa regina delle spezie. Basti pensare che su PubMed, il database bibliografico che contiene oltre 23 milioni di referenze di letteratura scientifica biomedica , la curcumina vanta 6.768 lavori pubblicati! una enormità per una spezia di uso quotidiano. Questa è la miglior risposta agli scettici che vedono in queste sostanze solo degli aromatizzanti mentre invece sottoposte a studi approfonditi manifestano proprietà terapeutiche vastissime.

Lo studio delle azioni terapeutiche della curcumina nei confronti della demenza in generale, e dell’Alzheimer in particolare, conta numerosi lavori. Nello specifico il gruppo tedesco del Dott.Chin ha pubblicato sul ”Courrent Medicinal Chemistry” 2013, un lavoro in cui si riconosce alla Curcuma la capacità di rallentare il danno ossidativo arrecato ai neuroni, di ridurre il danno a livello delle sinapsi (ossia le vie di comunicazione tra le cellule cerebrali), di ridurre i livelli dei metalli tossici nell’ambiente cerebrale che possono contribuire all’insorgenza dell’Alzheimer, e di svolgere un’ azione anti-amiloide. Infatti un elemento centrale nella manifestazione di questa demenza è dato dalla presenza anomala di una proteina detta Amiloide A. Nel tessuto cerebrale sano tale proteina viene demolita e allontanata invece nella Malattia di Alzheimer la proteina si aggrega e si inspessisce andandosi ad accumulare sotto forma di placche sulla superficie del cervello. La curcumina si lega all’Amiloide A e ne impedisce l’aggregazione impedendo il blocco dell’attività neuronale.

Questa importante osservazione viene ribadita in un altro studio pubblicato sulla prestigiosa rivista “ Current Alzheimer Reaserch” Maggio 2012,in cui viene testato un estratto di curcuma ottimizzato, che mostra una forte capacità inibitoria sull’aggregazione dell’amiloide e rappresenta un passo importante nelle terapie a base vegetale per la Malattia di Alzheimer in quanto inibisce e migliora il cosidetto “carico di placca”.

L’apporto regolare di curcuma svolge una protezione naturale contro il declino delle funzioni mnesiche e cognitive che possono accompagnare l’età avanzata.

Tornando al clima mediterraneo troviamo una pianta molto comune di facilissima reperibilità e con ottime proprietà antidementigene: parliamo della comune Salvia officinalis.

In una recente revisione sistematica di studi clinici il gruppo di Messina guidato dal dott. Miroddi, ha messo in evidenza le prove dell’efficacia della Salvia nel migliorare le perfomance cognitive sia in soggetti sani sia in quelli affetti da decadimento cognitivo.

In uno studio fatto su 24 studenti si vide come l’assunzione della Salvia portava ad un recupero mnemonico più rapido e preciso oltre a dare un senso di calma e serenità nelle 6 ore successive alla assunzione. Il meccanismo d’azione è molto simile a quello del Rosmarino, vale a dire bloccando l’attività della acetil- colinesterasi aumenta la concentrazione dell’acetilcolina con una netta attivazione dei circuiti cerebrali della memoria e apprendimento.

In uno studio effettuato su pazienti con età media di 72 anni, una dose integrativa di estratto di salvia migliorò la capacità di elaborazione e memorizzazione delle informazioni. Inoltre una importante scoperta, pubblicata su “Psycofarmacology”, fu che la Salvia era in grado di dimezzare la distruzione dell’acetilcolina permettendo un sensibile aumento della sua azione.

                                      

Sedano selvatico

Il sedano selvatico appartiene alla famiglia delle Apiacee è conosciuto fin dai tempi di Omero per il suo uso culinario.   Le sue peculiari proprietà terapeutiche vengono messe in luce tramite estratti acquosi dei suoi semi che contengono numerose sostanze con varie attività farmacologiche.

Fra le principali si annovera un’azione antiinfiammatoria e antiartritica, un’azione antispastica a livello intestinale, un’azione epatoprotettiva e ipotensiva, e, se consumato crudo, contrasta notevolmente la ritenzione idrica con il suo effetto diuretico e drenante sui liquidi corporei.

Dai semi della spezia si estrae un’olio essenziale che contiene un principio attivo responsabile della maggior parte degli effetti benefici chiamato L-n-butilftalide (L-NBP).

Tale composto, secondo la ricerca moderna, ha dimostrato di essere anche un potenziale agente per il trattamento delle malattie neurodegenerative. Al momento attuale non ci sono trial clinici sull’uomo che ne mettano in evidenza simili proprietà, però si è formata  una valida letteratura sperimentale su modelli animali a tal punto che nel 2002 il “Ministero della Salute Cinese” (SFDA) ne ha approvato l’uso clinico nei pazienti con ictus. Recentemente il composto è stato utilizzato per la prima fase di una sperimentazione clinica sull’uomo sempre in Cina.

Un recentissimo lavoro cinese apparso sul “International Journal of Clinical and  Experimental Medicine”  Luglio 2014, eseguito su modelli animali ha dimostrato che il composto  migliora la microcircolazione nelle arteriole cerebrali, e sempre a livello cerebrale,  riduce l’area di infarto e inibisce l’aggregazione piastrinica impedendo la formazione di trombi. Inoltre ha dimostrato di avere potenti effetti neuro protettivi  migliorando la funzione mitocondriale (organuli preposti alla respirazione cellulare), riducendo il danno ossidativo e impedendo la morte dei neuroni. Il tutto in modelli animali in cui era stata occlusa l’arteria cerebrale media, la principale via di rifornimento di sangue al cervello.

Questo studio ha confermato che il trattamento con L-butilftalide  migliora in modo significativo l’apprendimento spaziale e la memoria nei topi transgenici utilizzati e che  può essere un potenziale agente nel migliorare la perdita della memoria nella demenza di Alzheimer e deficit cognitivi lievi.

Un altro studio sempre “made in Cina” pubblicato sul “Neuroscience Letters”2008, oltre a confermare gli effetti terapeutici su memoria e apprendimento della L-butilftalide , ha studiato e dimostrato l’effetto neuro protettivo della sostanza nei confronti della formazione di beta-amiloide,  una proteina aberrante che si deposita sulla superficie cerebrale ed è causa importante della demenza di Alzheimer. Si  è visto che negli animali trattati con l’estratto di sedano c’era una evidente diminuzione della formazione e deposizione di questa pericolosa proteina e di conseguenza una netta diminuzione della morte delle cellule nervose.

Questi risultati sperimentali sull’amiloide avvicinano il sedano, nel suo meccanismo d’azione, alla curcuma spezia ben più famosa nella prevenzione e trattamento del deficit cognitivo.

Dott. Claudio Sandri

Fine seconda parte.

Spezie declino cognitivo prima parte

Spezie declino cognitivo terza parte



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