Pepe Nero: rimedio millenario

Pepe Nero e sue proprietà

Pepe Nero e sue proprietà.

Il pepe nero è un’antichissima spezia originaria dell’India, ancora oggi nella costa del Malabar viene coltivato il pepe nero più profumato del mondo. Contiene come principio attivo un alcaloide chiamato Piperina a cui sono da ricondursi praticamente tutte le proprietà curative della spezia.
La piperina sollecita le papille gustative che a loro volta stimolano il pancreas a produrre enzimi digestivi, questa è un’azione che tende a migliorare la funzionalità e la velocità del processo digestivo. In numerosi studi si è visto che 1,5 gr. al giorno di pepe accelera il tempo del transito intestinale.
Il pepe aiuta a digerire meglio il cibo e a metabolizzare più rapidamente i farmaci tramite un aumento della sintesi di enzimi a livello epatico, questo permette alla piperina di aumentare la biodisponibilità e l’assorbimento di tutta una serie di farmaci come gli antibiotici, i beta-bloccanti e i calcio-antagonisti per l’ipertensione, gli antiepilettici e antireumatici. L’industria farmaceutica sta utilizzando in numerosi composti questo principio.
La piperina, come del resto altre spezie, svolge una funzione importante nella prevenzione e nel trattamento dei tumori.
Questi studi, seppur fatti in animali da laboratorio, hanno evidenziato una inibizione della crescita di cellule tumorali in vitro nel carcinoma del colon e  si è visto che un basso apporto giornaliero ma regolare di pepe nero può avere un effetto preventivo nei confronti di questo tumore.
Ricercatori indiani in un lavoro pubblicato su “Molecolar and Cellular Biochemistry” videro che il pepe svolgeva un’azione antitumorale anche nel temibilissimo carcinoma polmonare.
Un’azione molto interessante della piperina si svolge  nei confronti del  “declino cognitivo lieve” senile dove alcuni ricercatori tailandesi hanno visto che il pepe migliorava significativamente i disturbi della memoria e la degenerazione neuronale. Vorrei ricordare che in questo contesto un contributo  ancora da sperimentare seriamente, è svolto anche dalla Noce Moscata, Rosmarino, Salvia e Zafferano. Rimanendo sempre in campo neurologico, la piperina in animali da laboratorio, svolge un’attività antidepressivo-simile oltre a provocare un miglioramento delle funzioni cognitive.
Ricercatori giapponesi  hanno osservato che annusare olio di pepe nero consente una maggiore stabilità nella postura eretta dell’anziano riducendo il rischio di cadute e, sempre la stessa equipe, ha provato che annusare olio di pepe nero per un minuto, contribuiva a migliorare la deglutizione in oltre 100 soggetti colpiti da ictus. Le conclusioni sono state pubblicate sul Journal of the American Geriatric Society.
Ricercatori americani hanno osservato che nei fumatori la voglia di sigaretta si riduceva dopo aver inalato vapori contenenti olio essenziale di pepe nero e, in animali da laboratorio, si è osservato che la piperina riduce la pressione arteriosa contrastando l’effetto della nicotina che invece l’aumenta.
Animali da laboratorio nutriti con  una dieta ricca di grassi e pepe nero presentavano livelli nettamente inferiori di ossidazione, tale processo consiste nella trasformazione del colesterolo alimentare in placche che ostruiscono le arterie; i ricercatori conclusero che la piperina riduceva lo stress ossidativo delle cellule indotto da una dieta ad alto contenuto di grassi.
Altre scoperte interessanti inerenti l’azione della piperina riguardano l’ipertiroidismo nel quale la spezia dimostra una netta attività simile a quella dei farmaci.
Protegge le cellule della coclea ( l’organo sensoriale dell’udito) da danni chimici e tende a salvaguardare l’udito.
Ricercatori britannici hanno scoperto che la piperina stimola la crescita dei melanociti ( le cellule dell’epidermide che contengono melanina e danno il colore alla pelle). Questa osservazione conferma l’uso tradizionale del pepe nero nella cura della vitiligine, malattia dermatologica autoimmunitaria in cui vengono distrutti i melanociti e  si formano chiazze di  depigmentazione sull’epidermide.

Dott. Claudio Sandri



Lascia un commento